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11 settembre 2020

AISCAT: FONDI RECOVERY FUND STRATEGICI PER INFRASTRUTTURE DEL PAESE

1. L’ampliamento e il potenziamento delle infrastrutture autostradali nazionali, finanziando una quota parte degli investimenti già autorizzati e, quindi, immediatamente cantierabili. In questo caso l’opportunità sarebbe duplice: da un lato, i fondi del Recovery Plan potrebbero essere immediatamente utilizzati - grazie alla disponibilità di un numero rilevante di progetti giunti alla fase esecutiva e, dunque, subito trasformabili in cantieri operativi e in nuovi posti di lavoro. Dall’altro, l’utilizzo di queste risorse consentirebbe un significativo contenimento degli aumenti tariffari previsti per il prossimo futuro e legati, appunto, alla realizzazione degli investimenti”.

2. Digitalizzare gli asset e i sistemi di gestione dell’infrastruttura autostradale
Anche il nostro comparto sta vivendo da alcuni anni una progressiva trasformazione portata dalla diffusione di nuove tecnologie anche nel settore dell’automotive. Le nuove “autostrade”, nel giro di pochi anni, dovranno diventare sempre più connesse e “intelligenti” tramite tecnologie che consentano di fornire ai sistemi informatici a bordo delle auto informazioni in tempo reale sul fronte della viabilità, della sicurezza, del comfort generale legato all’esperienza del viaggio. La nostra rete autostradale deve potersi dotare urgentemente di questa nuova infrastrutturazione digitale, per esempio pianificando le installazioni di questi sistemi in modo complementare alle opere civili sulla rete.
Su questo fronte, sarà inoltre necessario sviluppare un nuovo approccio condiviso, basato su strumenti di “intelligenza artificiale”, che elabori l’enorme mole di dati che si verrà a creare per ottimizzare la manutenzione della rete, potenziare la sicurezza delle infrastrutture, definire modelli predittivi a lungo medio termine degli effetti del “climate change”, che stanno impattando sempre di più sull’utilizzo ottimale e sulla vita utile dell’intero sistema infrastrutturale.

3. Dare vita a un approccio costruttivo e di interventi manutentivi che punti sulla “green infrastructure”: pensiamo, ad esempio, alla elettrificazione delle nostre reti, mediante l’installazione capillare di colonnine di ricarica di ultima generazione che consentano, finalmente, di poter viaggiare su tratte medio-lunghe, come ad esempio tra Roma e Milano, usando auto elettriche e mantenendo le stesse tempistiche di percorrenza dei propulsori tradizionali. Oppure al potenziamento della generazione diffusa di energia, tale da rendere autonome le concessionarie per la gestione del proprio fabbisogno di rete: [Nota: ad esempio, entro il 2022, ASPI ha programmato il raddoppio degli impianti fotovoltaici sulla propria rete, superando la quota di 300 installazioni, per un totale di 33 GWH di energia pulita]. O, ancora, attivando interventi di rimboschimento delle aree limitrofe della rete autostradale, mettendo così in campo una strategia di compensazione ambientale che consentirà di elevare fortemente la qualità urbanistica delle zone attraversate dalle nostre infrastrutture.

4. Ridurre la congestione delle aree urbane sviluppando aree inter-modali tra reti autostradali e urbane, che prevedano la presenza di parcheggi, mezzi pubblici, auto/ciclomotori in condivisione (i.e. shared-mobility), etc., in modo da facilitare il transito delle persone verso/da le città. Ciò potrebbe comportare hub logistici nelle periferie dei grandi centri, attrezzati con magazzini di stoccaggio, aree di manovra, etc., in modo da facilitare lo smistamento delle merci nell’ultimo miglio (last mile).

5. Un breve cenno anche alla situazione paradossale della concessionaria di A24 e A25 (Strada dei Parchi) dotata ormai di tre strutture commissariali sovrapposte e sicuramente non gratuite per condurre gli investimenti richiesti dal post terremoto e mai (fino ad ora) approvati dal MIT come già sancito da TAR e Consiglio di Stato che hanno apertamente commissariato il concedente.

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