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15 giugno 2012

AISCAT: DL INFRASTRUTTURE NON IN LINEA CON L’EUROPA

Se approvata, la norma che eleva dal 40% al 60% la percentuale minima di lavori che le società titolari delle vigenti concessioni di costruzione e gestione autostradale devono affidare a terzi potrebbe creare seri problemi all’evoluzione dell’intero comparto, alla pianificazione degli investimenti già programmati e alla realizzazione delle opere avviate. 
L’attuale Governo ha in un primo momento elevato al 50% ed ora ha innalzato al 60% la percentuale minima di lavori che le società titolari delle vigenti concessioni di costruzione e gestione autostradale devono affidare a terzi. Un fatto molto grave. Si parla infatti di contratti già in essere e così facendo non si rassicurano gli investitori, allontanandoli ancora di più dal nostro Paese. 
Appare inoltre improprio che per incidere sulle vigenti concessioni si debba chiamare in causa il contesto normativo europeo, attribuendo alle istituzioni comunitarie scelte che sono solo ed esclusivamente nazionali. Tra l’altro corre l’obbligo di segnalare che l’Europa, da sempre, lascia all’autorità concedente la facoltà (non l’obbligo) di imporre al concessionario l’affidamento a terzi del 30% dei lavori oggetto di concessione. 
Anzi, con le proposte di modifica delle attuali direttive, si chiede all’aspirante concessionario di limitarsi ad indicare le sole parti dell’investimento che intende subappaltare ad altri, senza distinguere tra vecchie e nuove concessioni. Se il concessionario si assume il rischio operativo deve essere libero di organizzarsi per poter gestire tempi e costi delle opere che realizza a proprie spese. 
Così ragiona l’Europa. 
Infine, qualora si continui a modificare le norme in essere, in relazione a contratti di lunga durata, efficaci da tempo, è inevitabile che si inducano ritardi nella realizzazione delle opere andando ad incidere in maniera profonda sulla pianificazione di investimenti programmati da tempo. E le farraginose regole che governano oggi l’intero comparto non aiutano e costituiscono un ulteriore aggravio che il sistema Paese deve subire nell’attuale, difficile, congiuntura economica. 

 

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